QUOTE ROSA - DIBATTITO IN CORSO
In Italia è entrata in vigore lo scorso agosto la legge 120/2011 che rende obbligatorie le quote rosa in tutti gli organi di amminstrazione e di controllo delle società quotate in borsa. Questo provvedimento allinea l'Italia a paesi come la Norvegia, la Francia, la Spagna e l'Olanda, stabilendo che i cda di tale aziende siano composti per almeno un quinto da donne dal 2012 e dal 2015 la quota dovrà essere aumentata ad un terzo. A tal proposito proprio poche ora fa, è stato dato il via libera anche dalla CONSOB alla completa attuazione di della modifica introdotta al
Regolamento Emittenti che stabilisce nel dettaglio le modifiche statutarie
che devono essere apportate per garantire una partecipazione equilibrata
tra generi.
Proprio qualche giorno fa a Bruxelles in un dibattito pubblico, il Ministro del Welfare Elsa Fornero, annunciava l'intenzione di estendere le quote rosa anche nei consigli di amministrazione delle società a controllo pubblico ed a istituzione politiche.L'ipotesi di imporre a livello UE le quote rosa sembra però molto lontana, vi sono infatti paesi che si sono pronunciati contro tali quote (Gran Bretagna, Slovacchia, Lituania e Lettonia).
La questione delle "quote rosa" apre infatti un serrato dibattito; tutelano la donna concendole opportunità per troppo tempo negate oppure sono invece lesive dell'intelligenza femminile mettendo in dubbio capacità e competenze riconosciute solo "attraverso la legge"?
A tal proposito vorremmo evidenziare cosa sta accedendo nella giunta romana dallo scorso luglio. Lo Statuto del Comune di Roma riconosce all'art 5 il "Principo delle Pari opportunità in materia di Nomine". Il TAR del Lazio ha accolto i ricorsi proposti dai Verdi di Bonelli, dalle consigliere
comunali di Roma di Pd e Sel Monica Cirinnà e Maria Gemma Azuni, e
dalle consigliere di Parità della provincia di Roma e della regione
Lazio, Francesca Bagni e Alida Castelli e nello scorso 15 luglio ha emesso la sentenza di annullamento della giunta comunale per mancato rispetto delle "quote rosa". A seguito della sentenza Alemanno fu costretto ad emettere un'ordinanza in cui assegnava più poteri a Sveva
Belviso, vicesindaco, ed ad Rosella Sensi, assegnata ai Grandi eventi. A settembre la consigliera alla Parita' della provincia di Roma, Francesca Bagni, la consigliera alla Parita' della Regione Lazio,
Alida Castelli, e le consigliere del Comune di Roma del Pd, Monica
Cirinna', e di Sinistra e liberta', Maria Gemma Azzun depositano presso il TAR Lazio un nuovo ricorso sostenendo che i provvedimenti presi da Alemanno sono insufficienti per garantire le cosiddette quote rosa all'interno della giunta capitolina. Mercoledì vi sarà l'udienza ed Alemanno è giunto alla decisione di sostiture Alfredo Antoniozzi con Lucia Funari alla guida dell'Assessorato alle Politiche del Patrimonio e della Casa e a nominato Ester Mieli portavoce del sindaco di Roma.
La vicenda romana è significativa; un ente si autodisciplina in tale ambito riconoscendo egualità di opportunità a uomini e donne salvo poi non essere in grado di garantire il rispetto della norma che si è autoimposto. Non sarebbe opportuno invece che il Parlamente desse chiare direttive in tale ambito? Perchè le donne del terzo millennio non riescono ad conquistare autonomamente incarichi dirigenziali e politici? Speriamo nell'apertura di un sincero dibattito pubblico che coinvolga la società
civile non solo sull'eventuale normativa in questo senso ma anche sulle tutele della donna nel posto di lavoro. E voi come la pensate?
Corriere della Sera http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/12_febbraio_20/rimpasto-rosa-giunta-alemanno-1903359837308.shtmlDelibera CONSOB http://www.consob.it/main/documenti/bollettino2012/d18098.htm
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